Variante Ginori: i “populisti” con la vita degli altri

Una variante cha ha salvato la Ginori, il Museo e soprattutto i posti di lavoro per centinaia di famiglie, oltre ad un pezzo fondamentale di storia di Sesto con...
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Una variante cha ha salvato la Ginori, il Museo e soprattutto i posti di lavoro per centinaia di famiglie, oltre ad un pezzo fondamentale di storia di Sesto con una riduzione di un terzo del consumo di suolo rispetto alle previsioni passate.

Nessun nuovo centro commerciale, solo lo spostamento di poche centinaia di metri della Coop del Neto ma anche e soprattutto una grande area pubblica, un nuovo museo, il miglioramento della viabilità e nuovi posti auto da sempre richiesti per la zona Neto-Campo Sportivo.

Un “capolavoro” politico che nasce da un accordo tra l’allora Ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, la Regione Toscana rappresentata da Gianfranco Simoncini, il Comune, la proprietà della Ginori, Unicoop Firenze e le banche che detenevano i terreni.

Un protocollo d’intesa che il 21 dicembre 2017 fu approvato col voto favorevole di tutte le opposizioni, le stesse opposizioni che oggi si stracciano le vesti dietro ad un “non avevamo capito” (come al solito).
Noi sappiamo invece che, di fronte ai cancelli della Ginori mercoledì mattina, in occasione della protesta di alcuni lavoratori (risoltasi al meglio), c’erano solo Per Sesto e Sinistra Italiana e che la maggioranza dei presenti si dicevano esterrefatti dalle parole del Partito Democratico in consiglio comunale del giorno precedente che, nascondendosi dietro a preoccupazioni per il commercio in centro, fanno finta di non vedere la riqualificazione di un’intero quartiere e il salvataggio di storia e posti di lavoro.

“Noi faremo di tutto per salvarvi” diceva il Partito Democratico di Sesto solo un anno e mezzo fa ai lavoratori Ginori, ma eccoli a fare i populisti con la vita degli altri.

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