Richard Ginori e Museo: una bella storia

Tanti conoscono la storia più antica della Manifattura sestese ma proviamo a fare luce sugli avvenimenti che negli ultimi anni hanno permesso di salvarla insieme al suo Museo
museo ginori fondazione firma

Ginori, da dove si ri-parte?

Si riparte dal 2013. In quell’anno il Museo, chiude e il gruppo Kering acquista all’asta la manifattura dichiarata fallita. Acquista il marchio, la produzione di Richard Ginori, ma non lo stabilimento, che rimane furbescamente sempre proprietà delle banche, principali attrici del suo fallimento e pronte a speculare tirando per la giacca azienda e istituzioni.

Da allora Kering, sempre con il supporto del Comune di Sesto Fiorentino, inizia le trattative con le banche d’affari proprietarie, per acquisire anche lo stabilimento ma purtroppo le esose richieste risultano sempre superiore alle reali possibilità di investimento, ma viene avviata comunque una ristrutturazione industriale, che avviene, come sempre succede, per massima parte sui lavoratori di Richard Ginori con tagli e contratti di solidarietà.17620324_1614686501875671_5763943575042457720_o

Ma questa ristrutturazione industriale non garantisce la continuità: a queste condizioni la permanenza a Sesto della produzione senza la proprietà della fabbrica è per Kering infruttuosa. Di fatto il gruppo industriale dichiara perdite in bilancio per i 3 anni successivi e questo a causa del forte impatto dell’affitto che sta pagando alle Banche per l’immobile.

Con questi presupposti risulta difficile mantenere la produzione industriale a Sesto, con i bilanci in perdita e nessuna apertura per la vendita del solo sito industriale.

La proprietà del sito, in mano a un pool di banche di investimento mantiene una richiesta molto alta per l’intera area, comprendente anche il Museo e quasi 30,000 mq di terreni pertinenti: i creditori fallimentari puntano al grosso guadagno dal totale dell’area, con un’idea ben lontana dall’offerta di Kering.

17991672_1872172613042820_2899687912395356484_oE l’8 Novembre del 2016, dopo pochi mesi dall’insediamento, il sindaco Lorenzo Falchi e tutta la giunta sono a fianco dei sindacati e dei lavoratori Ginori per manifestare e ribadire l’importanza della permanenza della produzione a Sesto: una bella e grande manifestazione, una delle più partecipate di nella storia di Sesto, che sfila dalla fabbrica fino al Comune,  dove è presente anche Gianfranco Simoncini, il consigliere sul lavoro del presidente regionale Rossi.

Questo perché fin dal suo insediamento, questa Amministrazione ha speso tutte le sue energie per portare a casa il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: un lavoro importante di relazioni e contatti a livello regionale e nazionale da parte del Sindaco Falchi e dell’assessore Massimiliano Kalmeta per poter giungere allo sblocco della vendita.

L’obiettivo era tessere una rete di interesse sulla nostra manifattura coinvolgendo tanti attori, ognuno dei quali in grado di contribuire alla permanenza della produzione a Sesto Fiorentino: dal luglio del  2016  fino alla firma dell’accordo del 2017 sono stati infiniti i contatti e gli una-bella-storia-ginoriincontri con il MISE, il MIBAC, la Regione Toscana.

Ognuno di questi Enti aveva singolarmente un coinvolgimento solo parziale, relativo esclusivamente alla propria competenza, ed era quello il lavoro da fare, raccordare ogni singolo interesse per mantenere a Sesto la fabbrica e riaprire il Museo.

Finalmente alla fine del 2017 si riesce a trovare l’accordo finale. Dopo l’acquisizione del Museo all’asta da parte del Ministero, si sblocca la vendita dell’area Ginori con l’acquisto dello stabilimento da parte di KERING e la vendita dell’altra parte dell’area coinvolta nel fallimento a Unicoop.

Un accordo da 10 milioni di euro, 6,50 a carico di Kering e 3,5 a carico di Unicoop: intesa che garantisce la permanenza della produzione nella manifattura a Sesto Fiorentino e quindi il mantenimento dei posti di lavoro, ma che prevede anche che il Comune approvi una variante agli strumenti urbanistici.

Un protocollo che nel 2017 vede addirittura, in Consiglio Comunale, la sua approvazione unanime da parte di tutti i gruppi consiliari, che ne riconoscono l’importanza e la sostanza: questa unanimità però non trova coerenza negli atti che ne seguono.

Infatti la chiave della risoluzione della vicenda è stata l’ingresso di un terzo soggetto nella conclusione della vendita, Unicopp appunto.

La coerenza avrebbe voluto che quanto approvato unanimemente fosse poi confermato anche nel suo atto finale , plaudendo anzi ogni sforzo fatto per contenere la mira speculativa sull’area da parte di chi l’aveva acquisita, e riducendo a soli 10.000 mq la superficie di 29.000 mq che nell’accordo del 2017 era da destinarsi a uso commerciale. Ma così non è stato, e l’opposizione è passata alla storia di Sesto Fiorentino per essersi opposta all’operazione di salvataggio di storia, cultura e lavoro chiedendo di fatto al Comune di Sesto Fiorentino di stracciare gli accordi istituzionali presi fino a quel momento.

Questo accade durante il Consiglio Comunale del 5 Novembre scorso: i 29,000 mq diventano 10,000 mq di superficie edificabile, con destinazione mista sia commerciale che abitativa e funzionale, ponendo le basi per un nuovo sviluppo del quartiere che ne riqualifichi gli spazi già esistenti con una nuova viabilità e nuovi parcheggi.

museo ginori fondazione firma

Il 19 Dicembre 2019, finalmente, alla presenza del Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini e del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nasce la FondazionePer il Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia, con la firma di Lorenzo Falchi là dove tutto è cominciato: alla  Biblioteca Ernesto Ragionieri, prima sede della Manifattura.

Un lavoro che è stato possibile solo grazie alla permanenza della fabbrica e alla stoicità dei lavoratori, che hanno sopportato sulla propria pelle negli anni, contratti di collaborazione, uscite volontarie e riduzioni di orario pur di mantenere la produzione della fabbrica a Sesto, non avrebbe avuto alcun senso.

Dovrà conservare la memoria del lavoro delle passate generazioni a Sesto Fiorentino e essere promotore di ricerca per quelle nuove, perché la storia della nostra città continui, avendo sempre  protagonista il lavoro.

Nella manifattura i Sestesi iniziarono a crescere dal 1735, a emanciparsi, a lottare per i propri diritti e per una qualità di vita migliore; dalla manifattura alle prime cooperative operaie, alla diffusione del diritto allo studio e all’emancipazione culturale.

Questi 300 anni dovranno trovare rappresentazione nel Museo, perché quella storia raccontata diventi tangibile negli anni futuri, anche attraverso i capolavori della collezione.

Il nostro certificato di eccellenza nella fabbricazione della porcellana è il lavoro di 300 anni di cittadini sestesi, è il nostro DNA e il Museo dovrà rappresentarlo, per ripartire da quello e creare nuove opportunità di crescita, di ricerca, fondamenta solide per il futuro.

Serena Sassolini

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